Cala Martina

Cala Martina

Spiaggia
Sentiero naturalistico

Cala Martina è una piccola spiaggia di ciottoli dall’aspetto selvaggio situata subito a nord di Cala Violina; è protetta da due promontori, Punta Francese a nord e Punta Martina a sud. Di solito i rami e i tronchi d’albero trasportati nella cala dalle mareggiate non vengono rimossi, contribuendo a creare un’atmosfera assai suggestiva. Il basso fondale può essere esplorato con maschera e boccaglio: nei punti più vicini alla scogliera le rocce sommerse costituiscono un habitat ideale per piccoli pesci e crostacei. La spiaggia è divisa in due parti da un basso promontorio facilmente valicabile senza bagnarsi i piedi. Si accede alla cala tramite un brevissimo sentiero in discesa che si distacca dal sentiero principale presso l’incrocio con il percorso che si arrampica tra le colline per raggiungere il parcheggio di Pian d’Alma.

Sul fondo della cala è stato collocato un monumento dedicato a Giuseppe Garibaldi che proprio a Cala Martina visse uno dei momenti più intensi ed eroici della sua esistenza. Il monumento fu posto dal Comune di Gavorrano, all’interno dei cui confini era situato anche Scarlino, nel 1949 per celebrare il centenario della fuga di Garibaldi; è opera dello scultore Tolomeo Faccendi.

Giuseppe Garibaldi a Cala Martina: la formidabile fuga che unì l’Italia

I moti democratici che coinvolsero gran parte dell’Europa nel 1848 portarono in novembre alla fuga di papa Pio IX da Roma e all’instaurazione di un’Assemblea costituente e di un governo provvisorio. Il 5 febbraio 1849 l’Assemblea proclamò la nascita della Repubblica Romana (solitamente definita Seconda Repubblica Romana per distinguerla da quella di epoca napoleonica) e il 15 dello stesso mese fu seguita dalla Repubblica Toscana che si sostituiva al Granducato di Toscana; il Granduca Leopoldo II fu costretto a fuggire a Gaeta dal papa.

La primavera del 1849, principalmente a causa dei massicci interventi militari austriaci e francesi, vide il rovesciamento della situazione politica e il graduale ripristino dello status quo: durante il mese di marzo il Regno di Sardegna riprese le ostilità contro l’Austria e fu sconfitto in quella che divenne nota come Prima guerra d’indipendenza; il 12 aprile la Repubblica Toscana era già caduta a seguito di una controrivoluzione e nei giorni seguenti l’esercito austriaco, su mandato del Granduca in esilio, mosse contro la Toscana per reprimere le sacche di resistenza; il 28 luglio il Granduca rientrava a Firenze. Nello stesso momento la Francia di Napoleone III muoveva contro Roma: il 24 aprile un corpo di spedizione francese sbarcò a Civitavecchia e il 30 aprile tentò incautamente di prendere Roma dal Gianicolo, dove si era radunato il grosso delle milizie repubblicane e dove si era asserragliato anche Garibaldi con i suoi volontari. Dal 3 giugno l’esercito francese, notevolmente potenziato dai rinforzi, pose sotto assedio la città malgrado la strenua resistenza e diede il via ad un mese di sanguinosi combattimenti. Il 2 luglio la Repubblica Romana accettò la resa con la sola condizione che a Garibaldi fosse concesso di lasciare la città con i suoi.

Cominciò per l’eroe dei due mondi una lunga marcia attraverso l’Italia centrale colla speranza di sollevare le popolazioni contro gli invasori. Trovando chiuse tutte le porte, Garibaldi si decise a tentare di raggiungere Venezia che ancora si opponeva agli Austriaci. Il tentativo fallì a causa della caccia all’uomo organizzata dall’esercito asburgico: numerosi compagni dell’eroe furono trovati e fucilati durante i primi giorni di agosto. Frattanto la moglie di Garibaldi, Anita, al sesto mese di gravidanza, cominciava ad accusare forti malori; nascosti in una capanna nelle valli di Comacchio e aiutati dalla popolazione del luogo Garibaldi e i suoi riuscirono a sfuggire agli inseguitori ma la sera del 4 dovettero assistere impotenti alla morte per malattia di Anita. L’eroe, senza avere neppure il tempo di seppellire la moglie, continuò a girovagare per le campagne travestito da contadino fino a raggiungere l’Appennino tosco-romagnolo: durante tutto il tragitto decine di persone si prodigarono a costo della vita per nascondere ed aiutare il celebre rivoluzionario. Alla salvezza di Garibaldi, il più noto patriota italiano, sembravano legate le sorti stesse degli ideali di unità nazionale e di democrazia: la riuscita della sua fuga, inseguito da eserciti stranieri e reazionari, avrebbe avuto infatti larga eco nell’opinione pubblica e avrebbe contribuito ad aumentare ulteriormente le simpatie della popolazione verso la causa.

Alla fine di agosto Garibaldi giunse in Maremma: il piano era di raggiungere via mare il Regno di Sardegna e quindi la salvezza. Il 28 agosto un possidente di Scarlino di simpatie mazziniane, Angiolo Guelfi, mentre si trova a Pomarance nei pressi di Volterra viene informato che il fuggitivo ha trovato ricovero nella frazione di San Dalmazio. Nel colloquio col generale il Guelfi si propone di utilizzare la sua rete di relazioni per organizzare la fuga via mare. Nella notte tra il 1 e il 2 settembre il generale venne condotto nella tenuta di Angiolo Guelfi presso l’attuale Scarlino Scalo. Lo stesso Guelfi, che sapeva di essere sorvegliato dalla polizia, finse di recarsi in villeggiatura alle terme e poi a Pisa, allontanando così le attenzioni dalla sua abitazione. Il Guelfi aveva però allestito un piano per portare con un’imbarcazione Garibaldi all’Elba e da qui a Portovenere in Liguria, parte del Regno di Sardegna. La mattina del 2 settembre il generale fu condotto nella riparata Cala Martina dove lo attendeva un battello da pesca, guidato da Paolo Azzarini. Da qui raggiunse l’Isola d’Elba e il 5 settembre sbarcò a Portovenere, mettendo fine alla sua straordinaria fuga. Dopo che nei giorni precedenti gli occupanti austriaci avevano diffuso attraverso i giornali false notizie riguardanti l’arresto di Garibaldi, l’annuncio della sua insperata salvezza rinvigorì i cuori e i propositi dei patrioti italiani: un decennio dopo, con la Seconda guerra d’indipendenza e con l’Impresa dei Mille guidata dallo stesso Garibaldi, nasceva il Regno d’Italia.

Percorso breve: Cala Martina è raggiungibile dalla frazione di Portiglioni – Puntone di Scarlino attraverso un percorso di 2 km lungo l’ampio e panoramico sentiero che si snoda da nord a sud seguendo la costa. Dal porto turistico si segue in salita l’ultimo tratto di lungomare Giuseppe Garibaldi fino al promontorio di Terra Rossa; da qui ha inizio il sentiero che prosegue incontrando le Cale di Terra Rossa e Cala le Donne fino a raggiungere Cala Martina. Il percorso è particolarmente adatto a chi voglia raggiungere Cala Martina in bicicletta godendo del magnifico panorama.
Percorso lungo: dal parcheggio di Pian d’Alma è necessario percorrere a piedi o in bicicletta l’ampio sentiero di poco più di 1,5 km che conduce a Cala Violina. Giunti al termine del percorso si volta a destra e si prende il sentiero che segue la costa verso nord per 1,5 km fino a raggiungere Cala Martina. In alternativa dal sentiero proveniente dal parcheggio di Pian d’Alma, voltando a destra presso il secondo grande incrocio, si può prendere il percorso diretto per Cala Martina che segue a mezzacosta il profilo delle colline; la distanza da percorrere è pressappoco la stessa.
Dal parcheggio di Pian d’Alma: 50′ a piedi, 20′ in bicicletta.
Da Portiglioni – Puntone di Scarlino: 30′ a piedi, 10′ in bicicletta.
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